martedì 24 maggio 2016

Milan Juve di Coppa Italia devastazione a Roma!

Due persone accoltellate, un arresto, 71 denunciati, armi e droghe ritrovate. Un bollettino di guerra. E’, invece, il bilancio, ancora provvisorio, del dopo finale di Coppa Italia tra Milan e Juventus del 21 maggio scorso. Teatro delle violenze ancora una volta la città di Roma, protagonista assoluta di atti vandalici e devastazioni che si ripetono in occasione di ogni grande evento calcistico. Danni incalcolabili. Negozi devastati, saccheggi e atti di violenza alle stazioni e alle fermate degli autobus. Roma non è una città sicura quando si tratta di ospitare grandi eventi sportivi. Non una critica ma ovvia e incontestabile constatazione dei fatti.
Anche sabato la capitale non ha retto l’urto dei violenti, eppure i giornali web e cartacei ne parlano ma in maniera striminzita dando molta più rilevanza alla vittoria dei bianconeri. In tv la notizia su alcuni canali non è stata addirittura riportata.
Siamo alle solite. Un sistema mediatico nord centrico si impone di non parlarne, di non testimoniare agli italiani le immagini delle violenze, di non raccontare che alcuni di quelli arrivati a Roma non erano certamente dei “tifosi normali”. Se si va allo stadio con armi e droga, l’obiettivo non è quello di sostenere la propria squadra ma di fare altro.
Ma quelli arrestati, quelli che hanno spaventato la gente perbene di Roma, non erano napoletani. Non è morto ammazzato un napoletano, non c’era Genny ‘a carogna ad alzare il braccio all’Olimpico. Non fa notizia. Non c’è da dibattere con psicologi sulla camorra, degrado e violenza ultrà.
L’Italia della comunicazione ha perso una nuova occasione di dimostrare che non esiste disparità di trattamento. Oggi è, invece, arrivata la conferma. Sei napoletano e sei coinvolto in qualche modo in un fatto di cronaca? Sarai in tutti i tg, giornali e radio.
Senza ombra di dubbio, la vicenda che vede oggi imputato Daniele De Sanctis è in assoluto una dei fatti di cronaca sportiva tra i più gravi registrati nel nostro Paese. Ma quanto accaduto sabato e considerati anche gli “illustri precedenti” avrebbe dovuto spingere il mondo dell’informazione a parlarne, forse anche di più.